Valanga sotto la Cima dei Tre Confini: scialpinista travolto, salvo per pochi metri

Valanga sotto la Cima dei Tre Confini scialpinista travolto, salvo per pochi metri

Attimi di paura ieri poco al di sotto della Cima dei Tre Confini, dove una valanga con un fronte di circa un centinaio di metri si è staccata lungo un versante interessato dal passaggio di escursionisti.

Una persona è stata trascinata per alcune decine di metri dalla massa nevosa. Fondamentale la prontezza di un’altra persona presente in zona, che ha immediatamente lanciato l’allarme. Nel frattempo, il travolto è riuscito a liberarsi autonomamente dalla neve, evitando conseguenze ben più gravi.

Massiccio dispiegamento di soccorsi

Sul posto sono intervenuti gli elicotteri di AREU – Agenzia regionale emergenza urgenza decollati da Bergamo e Brescia. L’équipe sanitaria ha effettuato la valutazione clinica della persona coinvolta, che è stata successivamente trasportata in ospedale per accertamenti.

Contestualmente è stata eseguita la bonifica dell’area da parte del tecnico di elisoccorso e dell’Unità Cinofila da Valanga (UCV) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, per escludere la presenza di altre persone coinvolte sotto la massa nevosa.

Pronti a intervenire in supporto anche tre tecnici della Stazione di Valbondione, VI Delegazione Orobica, nel caso fosse stato necessario un ulteriore dispiegamento di forze. L’operazione si è conclusa nel pomeriggio.

Attenzione massima in questi giorni

L’episodio riaccende l’attenzione sulle condizioni del manto nevoso, che in questi giorni presenta ancora situazioni di instabilità. È fondamentale consultare i bollettini neve e valanghe prima di ogni uscita in ambiente montano.

Il Soccorso Alpino ricorda l’importanza di scegliere con cura l’itinerario, valutare realisticamente le proprie capacità e verificare l’equipaggiamento: obbligatori Artva, pala e sonda, da saper utilizzare correttamente. Determinante anche l’analisi delle pendenze e dell’esposizione dei versanti, per ridurre al minimo il rischio.

Ancora una volta, la rapidità dell’allarme e la preparazione in montagna hanno fatto la differenza.