Furto alla mostra su Raffaella Carrà, sparite due cinture originali dagli abiti di scena

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(Adnkronos) – Scoperta amara all'apertura dell'ultima giornata della mostra 'Rumore', dedicata a Raffaella Carrà. Sono state rubate due cinture originali appartenenti a storici abiti di scena dell’artista. A notare l’assenza, domenica mattina prima dell’apertura al pubblico, sono stati i proprietari della collezione, Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, durante le operazioni di disallestimento dopo oltre tre settimane di esposizione alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto. I due collezionisti, custodi di un archivio privato che raccoglie circa 350 costumi indossati dalla Carrà tra il 1976 e il 2012, hanno immediatamente informato gli organizzatori e sporto denuncia ai Carabinieri. Le prime verifiche non hanno rilevato segni di effrazione all’interno della Palazzina Azzurra, un dettaglio che lascia ipotizzare che il furto possa essere avvenuto durante gli orari di apertura della mostra. Gli oggetti sottratti sono la cintura di un abito del 2006 indossato da Raffaella nel programma 'Amore' e quella di un costume utilizzato nella prima puntata della quarta edizione di 'Carramba che fortuna' nel 2008. Entrambe erano impreziosite da applicazioni originali in cristalli Swarovski e costituivano parti inscindibili dei costumi, manufatti sartoriali unici e immediatamente riconducibili alla storia artistica della Carrà. “Non si tratta semplicemente di accessori”, spiegano Gioia e Mola. “Quegli abiti raccontano la televisione italiana, l’evoluzione del costume e il percorso artistico di una donna che ha cambiato il linguaggio dello spettacolo. Il danno che abbiamo subito è soprattutto culturale ed emotivo”.   La mostra, allestita dal 18 aprile al 10 maggio, presentava una selezione di trenta abiti provenienti dalla loro collezione, con l’obiettivo di raccontare Raffaella Carrà come icona di stile e figura anticipatrice di importanti cambiamenti sociali. “Non è il nostro lavoro, ma una passione nata dall’amore per l’artista”, aggiungono i due collezionisti. “Quando ci viene data la possibilità, esponiamo questi abiti per comunicare l’evoluzione del costume televisivo attraverso lo stile di una star”. Il messaggio che volevano portare a San Benedetto del Tronto era chiaro: la Carrà come precorritrice di civiltà, simbolo di libertà, uguaglianza ed emancipazione in un’epoca in cui il costume televisivo iniziava a raccontare, e non più a nascondere. Attraverso gli abiti esposti, la mostra ripercorreva non solo la carriera televisiva dell’artista, ma anche il suo impatto culturale sulla società italiana, con particolare attenzione ai temi della parità di genere e dei diritti civili. Per questo il furto assume un valore che va oltre l’oggetto materiale. “Ci chiediamo come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto”, concludono Gioia e Mola. “Confidiamo nel lavoro degli investigatori e auspichiamo che chi ha compiuto questo gesto possa fare un passo indietro e restituire quanto sottratto, per rispetto della memoria di Raffaella Carrà e del valore storico di questi abiti”. 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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