(Adnkronos) – Che fine ha fatto il punto 8? Al Senato, oggi, si discutevano e votavano le mozioni del centrodestra e del campo progressista sulla situazione energetica del Paese. Nella prima versione del testo presentata dai capigruppo di maggioranza, al punto 8 appunto, si impegnava il governo a rivedere gli accordi presi con Trump, quindi lo stop al 5% del Pil nelle spese militari Nato. Poco prima di arrivare alla prova del voto del Senato, però, il punto 8 sparisce. Chi è stato?, si chiedono dalle opposizioni, è stato Crosetto o c’è un problema tra Meloni, Salvini e Tajani. A volere il cambio di rotta pare che sia stato proprio il governo attraverso una moral suasion, specialmente per evitare ulteriori problemi con l’amministrazione statunitense. Intanto gli stessi autori del misfatto tendono a minimizzare: “Era meglio discuterne in altre sedi”, dicono sia Romeo della Lega, sia Stefania Craxi, di Forza Italia. Tutto rientrato, insomma, o almeno così sembra, se non fosse che dal campo progressista rinizia il fuoco incrociato. “Il governo è a pezzi, hanno perso la bussola e il minimo di credibilità che avevano”, è l’accusa di Conte. "E' una penosa retromarcia", attaccano da Pd e Avs.
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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