Bergamo, mercoledì 8 luglio 2026 – I rider di Glovo a Bergamo stanno ricevendo conguagli economici irrisori, spesso di pochi centesimi di euro, dopo quattro mesi di lavoro. La denuncia arriva da Nidil Cgil, che sottolinea come le promesse di aumenti retroattivi da parte di Glovo non si stiano traducendo in benefici reali per i circa cento ciclofattorini bergamaschi. Le grandi promesse fatte a maggio da Glovo per uscire dal controllo giudiziario imposto dalla Procura di Milano, che prevedevano un piano di aumenti retroattivi a partire dal 9 febbraio 2026, si sono tradotte in cifre insignificanti nelle tasche dei lavoratori. A livello nazionale, Nidil Cgil ha calcolato che la maggior parte dei rider ha ricevuto un’integrazione una tantum inferiore ai 10 euro totali sui primi quattro mesi di attività. A Bergamo , la situazione è ancora più paradossale. “Sul nostro territorio abbiamo esaminato i conguagli ricevuti dai lavoratori e in diversi casi parliamo letteralmente di pochi centesimi di euro per quattro mesi di consegne”, spiega Ayman Bourrai di Nidil Cgil Bergamo . I dati, emersi dall’analisi delle fatture locali, confermano un impatto diretto su circa un centinaio di rider nella zona. Il piano presentato da Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, prometteva incrementi fino a 200 euro al mese, portando il compenso minimo a 3 euro lordi a consegna e la paga oraria a 14 euro lordi. “La realtà che vediamo oggi restituisce un quadro ben diverso: le modifiche propagandate per alleggerire la pressione della magistratura non hanno cambiato la sostanza della condizione dei lavoratori”, aggiunge Bourrai. Il mancato sblocco dei compensi è legato ai complessi meccanismi di calcolo della piattaforma. La soglia minima di 3 euro a consegna viene applicata in modo slegato dai parametri di distanza, permettendo all’algoritmo di neutralizzare l’efficacia del potenziale aumento attraverso la distribuzione degli ordini. Per quanto riguarda la tariffa oraria di 14 euro, il conteggio non si basa sulle ore reali di disponibilità o attività, ma su un “tempo effettivo calmierato”. “Viene applicato un tetto massimo statistico, un vero e proprio cap gestito dall’azienda”, precisa Bourrai. “I tempi d’attesa fuori dai locali, il traffico urbano e la ricerca dei citofoni non vengono computati se superano la mediana stabilita dalla piattaforma. In questo modo il tempo utile viene ridotto artificialmente, impedendo che scatti un aumento reale e scaricando l’intero rischio d’impresa sulle spalle di chi pedala”. Un esempio concreto è una fattura ricevuta da un rider, Iqbal Muhammad di Trescore Balneario, che mostra un’integrazione una tantum di appena 0,37 euro per il periodo dal 9 febbraio 2026 al 31 maggio 2026. La contestazione si inserisce in una mobilitazione più ampia: lo scorso 26 giugno Nidil Cgil ha abbandonato il tavolo delle trattative sul food delivery con Confcommercio e AssoDelivery, proprio per l’assenza di tutele concrete su compensi, contratti e sicurezza, inclusa quella legata ai picchi di calore. “Questa vicenda dimostra ancora una volta che i correttivi interni alle piattaforme non bastano a garantire la dignità del lavoro”, conclude Bourrai. “Chi opera stabilmente e con continuità deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con tutti i diritti, le coperture e le tutele salariali che ne conseguono. Continuare a utilizzare l’algoritmo come paravento per comprimere i salari non è più tollerabile”.
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