Fa discutere la polemica nata in Val Brembana sul suono dei campanacci delle mucche, ritenuti da alcuni turisti un disturbo durante il soggiorno in montagna. A intervenire con una presa di posizione netta è il sindaco di Serina, Michele Villarboito, che difende allevatori, tradizioni e identità del territorio.
Negli ultimi giorni alcune segnalazioni da parte di villeggianti hanno acceso il dibattito sul rumore provocato dai campanacci delle mucche al pascolo. Una questione che ha trovato una risposta chiara da parte del primo cittadino di Serina.
“È vero, non intendo incontrare chi si lamenta dei campanacci”, scrive il sindaco, spiegando che esistono temi sui quali non sono possibili compromessi. Per Villarboito le mucche al pascolo e il suono dei loro campanacci rappresentano molto più di un semplice elemento del paesaggio: sono la storia, la cultura e il lavoro quotidiano di chi vive e custodisce la montagna.
“La nostra è una comunità di montagna. Qui l’allevamento, i prati, i pascoli e le mucche non sono un disturbo acustico, ma un presidio fondamentale per la cura del territorio e il frutto dell’impegno di famiglie e allevatori che mantengono viva la montagna tra mille difficoltà”, sottolinea il sindaco.
Secondo Villarboito, il suono dei campanacci è “il respiro della nostra terra”, il simbolo di prati curati e di un territorio autentico. Per questo motivo chi sceglie di trascorrere le vacanze in montagna deve accettarne anche i ritmi, i suoni e le tradizioni che la caratterizzano.
Pur ribadendo il rispetto per le opinioni di tutti, il sindaco evidenzia che il suo dovere è difendere l’identità del territorio: “Viva la nostra montagna, i nostri allevatori… e sì, anche i campanacci. Diversamente, Serina non è la scelta giusta”.
Alla presa di posizione si è unito anche un agricoltore di Serina e Dossena, che ha espresso pieno sostegno alle parole del primo cittadino. Nel suo intervento ricorda come i campanacci abbiano una funzione pratica, permettendo di identificare le mandrie e contribuendo alla difesa dagli eventuali predatori, oltre a rappresentare una tradizione radicata nella cultura alpina.
“Noi non ci permettiamo di cambiare le usanze della città e chiediamo lo stesso rispetto reciproco. I turisti sono i benvenuti, ma ciò che è rurale, verde e cultura non si tocca”, conclude il messaggio, rilanciando il dibattito che in queste ore sta facendo discutere cittadini, allevatori e frequentatori della Val Brembana.
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