Alzheimer, neurologo Filippi: “Anti-amiloide parzialmente disponibili in Italia”

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(Adnkronos) – Gli anticorpi monoclonali sono “la frontiera più avanzata per la terapia della malattia di Alzheimer che, fino ad oggi, era limitata esclusivamente a un trattamento modesto, di lieve rallentamento dell’evoluzione, con farmaci che non agivano direttamente sulla biologia della malattia. Oggi lo scenario è totalmente cambiato perché gli anticorpi monoclonali sono mirati: a livello cerebrale, rimuovono una delle due proteine patologiche che si deposita nel corso di malattia di Alzheimer, specificatamente l’amiloide. Sono i primi farmaci che agiscono sulla biologia della malattia. Attualmente gli anticorpi monoclonali sono parzialmente disponibili in Italia”. Così Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia, università Vita-Salute San Raffaele e direttore Unità operativa di Neurologia, Irccs ospedale San Raffaele di Milano spiega che “l’approvazione e il rimborso, nel nostro Paese, arriva” molto dopo il via libera dell’ agenzia del farmaco internazionali “la Food and Drug Administration americana e dell’European Medicines Agency. Al momento – precisa – abbiamo un primo parere positivo del comitato scientifico dell’Agenzia italiana del farmaco, che però ha proposto una approvazione senza rimborsabilità. Si sta aspettando un’ulteriore valutazione”. In pratica, “l’approvazione finale in Italia non c’è”. I pazienti però possono avere accesso a questi anticorpi monoclonali grazie a “un decreto ministeriale che permette l’impiego del farmaco già è approvato da altre agenzie regolatorie – chiarisce Filippi – Ovviamente lo devono pagare i pazienti. Una seconda possibilità arriva da una casa farmaceutica che ha offerto una serie di trattamenti compassionevoli: questo è in corso. La terza possibilità di accesso si riferisce ai trial clinici di altri farmaci che rimuovono l’amiloide, ma che non sono ancora approvati a livello europeo e internazionale: i pazienti”, partecipando al trial ”possono beneficiarne”. In generale, a trarre il meglio da questi trattamenti sono i pazienti “in fase iniziale di malattia, che hanno minimi disturbi che non hanno ancora impattato sulla loro qualità di vita e sulle loro funzioni cognitive – evidenzia l’esperto – Per quanto riguarda l’efficacia, bisogna escludere un’altra serie di aspetti, ad esempio l’utilizzo degli anticoagulanti e la presenza di microemorragie cerebrali, per evitare effetti collaterali in corso di trattamento”. I due farmaci innovativi “attualmente approvati da Ema e da Fda, vengono somministrati per via endovenosa: lecanemab 2 volte al mese e donanemab una volta al mese. Entrambi – conclude – rimuovono la deposizione di amiloide. Lecanemab agisce sia sulle protofibrille, che sono la fase iniziale di formazione della placca dell’amiloide, e sulla placca dell’amiloide, mentre donanemab sulla placca dell’amiloide formata”. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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