BERGAMO – La Filcams CGIL di Bergamo lancia l’allarme sul fenomeno del part-time imposto e del lavoro povero nella grande distribuzione organizzata (GDO) della provincia di Bergamo, compresa la Val Seriana. La denuncia, presentata oggi, giovedì 27 agosto 2026, evidenzia come gli orari ridotti siano un modello strutturale che penalizza in modo significativo le donne e alimenta la precarietà, costringendo al ricorso a straordinari e supplementari per coprire le esigenze aziendali.
Secondo le stime della Filcams CGIL a livello nazionale, quasi sei contratti su dieci (il 57,8%) nella GDO sono a orario ridotto, spesso intorno alle 20 ore settimanali. Questa tendenza si riflette in maniera chiara anche nella provincia di Bergamo, dove i dati raccolti dal sindacato rivelano una frammentazione oraria strutturale che colpisce in larga prevalenza l’occupazione femminile.
I numeri aziendali confermano questa tendenza trasversale alle grandi insegne presenti sul territorio. All’Iper, ad esempio, su tre punti vendita presenti in provincia, a Seriate sono impiegati 368 dipendenti a tempo indeterminato e i contratti a tempo pieno sono 187. Tra i 160 lavoratori con part-time a 24 ore, ben 150 sono donne.
Situazione analoga in Lidl, che nella Bergamasca conta 18 punti vendita e 315 addetti complessivi. I lavoratori a tempo pieno sono appena 83, mentre la grande maggioranza opera con contratti a 30 o 25 ore, coperti per tre quarti da personale femminile. Uno scenario che trova riscontro anche nei dati provinciali di Iperal (851 dipendenti al 31 gennaio 2025, con l’81% di donne e il 19% di uomini), dove il part-time raggiunge il 75% complessivo contro appena un 25% di contratti a tempo pieno.
Il divario orario e di genere emerge con evidenza anche in Esselunga, che nella provincia di Bergamo impiega oltre mille persone su 7 punti vendita. Nei punti vendita della città, la concentrazione del part-time sulle lavoratrici è marcata: nel negozio di via San Bernardino, a fronte di 37 uomini a tempo pieno e 16 donne, i contratti a orario ridotto vedono 24 donne e solo 5 uomini; in via Corridoni, su 50 contratti part-time, 28 sono femminili e 22 maschili, mentre i tempi pieni vedono 39 uomini contro 30 donne.
È evidente che a fronte di monte ore contrattuali compressi, le aziende continuano a fare ampio ricorso a prestazioni aggiuntive necessarie a coprire il fabbisogno organizzativo. L’incidenza di ore supplementari e straordinarie si attesta ad esempio attorno al 10,85% in Iperal e al 9% in Lidl, a fronte di aperture prolungate fino a tarda sera e domeniche lavorative.
“Questi numeri dimostrano come il part-time nel commercio sia diventato uno strumento ordinario di gestione che scarica la flessibilità esclusivamente sulle spalle di chi lavora, modalità che non corrisponde al principio per cui un part-time rappresenti la scelta per conciliare vita personale e lavorativa”, dichiara Nicholas Pezzè, segretario generale Filcams CGIL Bergamo. “La deregolamentazione degli orari e la saturazione commerciale non hanno portato una crescita della qualità del lavoro, ma piuttosto salari ridotti che non consentono un reddito adeguato, legando lavoratrici e lavoratori a una disponibilità continua per far fronte ai propri bisogni primari. È necessario continuare a intervenire su questi temi attraverso la contrattazione per restituire dignità, orari sostenibili e un reale consolidamento quantitativo e qualitativo dei contratti anche sul nostro territorio.”
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