È stato realizzato con successo il 18 dicembre 2025 all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo il primo caso di trapianto combinato di due organi prelevati da un unico donatore vivente. Gli interventi di prelievo e di trapianto sono durati 18 ore. Il donatore: “Una gioia oggi vedere nostra figlia vivace, gioiosa ed energica. Abbiamo fatto ciò che farebbe qualsiasi genitore”
Bergamo, 20 gennaio 2026 – Un cittadino serbo di 37 anni è la prima persona nel nostro Paese ad aver donato in vita due organi in simultanea (trapianto combinato). Sua figlia Sofija (il nome è di fantasia), di 7 anni, ha ricevuto un rene e una porzione di fegato dal papà. Padre e figlia stanno bene e sono stati dimessi dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII lunedì 19 gennaio 2026.
La piccola resterà a Bergamo per i controlli per i prossimi mesi, ma potrà condurre una vita regolare. La bimba soffriva da tempo di una rara malattia genetica che colpisce sia il fegato che i reni, e che la costringeva alla dialisi fin dall’età di 4 anni. La dialisi peritoneale domiciliare durava dalle 13 alle 18 ore al giorno, poi la necessità di ricorrere all’emodialisi ha limitato i movimenti della piccola, legata a sedute di dialisi eseguite a giorni alterni. Il quadro si è complicato dallo sviluppo di cirrosi epatica, che non consentiva l’esecuzione di un trapianto renale isolato.
“È una gioia oggi vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare – ha detto il papà di Sofija -. Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Ora potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei”.
Padre e figlia sono cittadini della Repubblica Serba e sono giunti al Papa Giovanni previa richiesta del Ministero della Salute Serbo. L’iter di un trapianto da donatore vivente in Italia è rigoroso e volto a garantire sia il donatore (che sceglie di donare senza condizionamenti esterni e bene informato sui rischi) ed il ricevente. Alla valutazione di idoneità della coppia è seguito il parere favorevole della Commissione Regionale di Parte Terza ed infine il nulla osta della Procura di Bergamo.
La bimba è arrivata a Bergamo ad ottobre con il papà e la mamma. Quando una malattia cronica colpisce sia il fegato che il rene, è importante stabilire una strategia che solitamente prevede il trapianto dell’organo più compromesso, seguito a distanza di tempo dal trapianto del secondo organo. Nel caso della bambina serba, entrambi gli organi erano compromessi e l’opzione di trapiantare simultaneamente il fegato ed il rene, nel corso dello stesso intervento, comportava notevoli benefici. La bimba avrebbe potuto evitare di rimanere in dialisi per lungo tempo dopo il trapianto di solo fegato, organo salva vita, ed il padre avrebbe evitato un secondo intervento in anestesia generale. Il caso è stato discusso, come per tutti i trapianti, da un’équipe multidisciplinare.
I chirurghi della Chirurgia 3 – trapianti addominali, diretta da Domenico Pinelli, hanno verificato la disponibilità del padre a donare parte del fegato ed un rene alla figlia e la compatibilità donatore-ricevente. I rischi dell’intervento per il padre donatore sono stati considerati accettabili a fronte dei benefici attesi per la bambina in termini di qualità di vita e prognosi.
“La decisione di donare per nostra figlia l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto – ha proseguito il papà -. Abbiamo pregato Dio affinché ci aiutasse e lui ci ha ascoltati. I medici dell’ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. Noi abbiamo semplicemente fatto ciò che farebbe qualsiasi genitore”.
L’intervento non era mai stato realizzato nel nostro Paese. Esistono solo rari casi riportati in letteratura eseguiti in altri Paesi europei. Nelle fasi preparatorie del trapianto, la bimba è rimasta a lungo ricoverata nel reparto di Pediatria diretto dal prof. Lorenzo D’Antiga, dove ha proseguito la dialisi gestita con i colleghi della Nefrologia. La valutazione preliminare del padre donatore è stata eseguita nella Gastroenterologia 1 – epatologia e trapiantologia, diretta da Stefano Fagiuoli e nella Nefrologia diretta da Pierluigi Ruggenenti, con il centro trapianti renali di cui è responsabile Anna Rita Plati. Gli aspetti clinico-amministrativi sono stati seguiti dal Coordinamento prelievo e trapianto d’organo, di cui è responsabile Sergio Vedovati.
L’intervento ha avuto inizio alle ore 9.30 del 18 dicembre, per concludersi 18 ore dopo, alle 3.37 di notte del giorno successivo. In due sale chirurgiche attigue si sono alternati 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. L’équipe chirurgica responsabile del prelievo d’organi nel padre era composta dai medici Stefania Camagni, Annalisa Amaduzzi, Flavia Neri e Martina Sala e per la parte anestesiologica dai medici Andrea Minini, Giusi Starita e Anna Zeduri. L’intervento della bambina è iniziato con il trapianto di fegato eseguito dai chirurghi Domenico Pinelli e Marco Zambelli ed è proseguito con il trapianto di rene eseguito da Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri. L’assistenza anestesiologica è stata eseguita da Emanuele Capaccio, Carlo Pirola ed Emanuela Cadei e dal responsabile del servizio Alberto Benigni. Gli infermieri strumentisti, di anestesia, di sala operatoria e gli Operatori Socio Sanitari sono stati coordinati da Corrado Colombo.
Domenico Pinelli, Direttore della Chirurgia 3 trapianti addominali, ASST Papa Giovanni XXIII:
“L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è uno dei pochi centri autorizzati a realizzare trapianti di tutti gli organi sia adulti che pediatrici. Qui nel 1999 è stata introdotta la tecnica “split” per il trapianto di fegato, che prevede la divisione dell’organo del donatore deceduto in due parti differenti: una più piccola per il trapianto di un bambino e una più grande per il trapianto di un adulto. Lo sviluppo dello split liver ha permesso di azzerare la lista d’attesa pediatrica in Italia. Attualmente quello di Bergamo è tra i centri con la maggiore esperienza al mondo per questo tipo di interventi. Circa il 75% dei trapianti di fegato sui bambini al Papa Giovanni XXIII vengono realizzati grazie a questa tecnica. In questo caso la tecnica ‘split’ è stata adattata per effettuare il prelievo dal genitore solo di una piccola parte di fegato (25% circa) che serviva per il trapianto della figlia”.
Francesco Locati, Direttore generale, ASST Papa Giovanni XXIII:
“Un ringraziamento va a tutti i professionisti che dedicano il massimo dell’impegno e della professionalità ad ogni singolo trapianto. Questo intervento conferma il livello di elevata specializzazione raggiunto dal nostro ospedale, in particolare nell’ambito dei trapianti in età pediatrica. Per il trapianto di fegato pediatrico la nostra organizzazione ci permette di offrire risposte rapide a molti pazienti da tutta Italia e anche a pazienti provenienti dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale del nostro ospedale”.
Giuseppe Feltrin, Direttore Generale del Centro Nazionale Trapianti,
“Questo intervento rappresenta un risultato di straordinario valore clinico, organizzativo ed etico e testimonia la solidità del programma nazionale di donazione e trapianto da vivente, coordinato dal Centro nazionale trapianti.
La donazione da vivente, e ancor più in un caso complesso come questo, si fonda su protocolli estremamente stringenti, pensati per garantire la massima sicurezza non solo al ricevente ma soprattutto al donatore, che viene tutelato in ogni fase del percorso, dalla valutazione iniziale al follow up nel tempo.
Il successo di questo trapianto conferma l’eccellenza del sistema trapiantologico italiano, riconosciuto anche a livello internazionale e capace di accogliere pazienti provenienti da altri Paesi nell’ambito di accordi di cooperazione sanitaria, fondati su trasparenza, equità e alta qualità delle cure. Allo stesso tempo, storie come questa, ci ricordano quanto sia fondamentale continuare a promuovere tutte le forme di donazione, da vivente e dopo la morte: solo attraverso la generosità dei donatori e delle loro famiglie, è possibile offrire concrete opportunità di cura e di vita a chi attende un trapianto”.
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