Milano/Bergamo, giovedì 27 agosto 2026 – La Procura di Milano ha bocciato gli aumenti promessi da Glovo per uscire dal controllo giudiziario, confermando che circa il 30% del lavoro dei ciclofattorini non viene retribuito. Una notizia che trova riscontro diretto anche per i rider operanti sul territorio di Bergamo, dove NIdiL CGIL aveva già denunciato la situazione. La magistratura sollecita l’applicazione di contratti coerenti e retribuzioni piene.
Secondo il parere negativo del pm Paolo Storari, con una mano la piattaforma Glovo concede ritocchi formali alle tariffe, mentre con l’altra taglia le ore effettive di lavoro tramite un algoritmo opaco. Questo meccanismo, denominato “tempo effettivo calmierato”, esclude dal conteggio le attese tra una consegna e l’altra, le code nei locali e il traffico, rendendo di fatto irraggiungibile la paga oraria di 14 euro lordi sbandierata dall’azienda.
I numeri della consulenza tecnica disposta dalla magistratura sono chiari: solo nel mese di giugno, su quasi 1,2 milioni di ore prestate da oltre 26 mila rider in Italia, Glovo ne ha cancellate dai conteggi ben 342 mila. Si tratta del 28% del totale, circa 13 ore a testa, lasciando i lavoratori senza il giusto compenso.
La situazione si riflette direttamente sul territorio bergamasco, dove operano più di un centinaio di rider per la piattaforma. Ayman Bourrai di NIdiL CGIL Bergamo conferma: “Quanto formalizzato dalla Procura di Milano non fa che certificare ciò che a Bergamo avevamo già toccato con mano esaminando i primi conguagli. I lavoratori del nostro territorio si sono visti recapitare integrazioni una tantum da pochi centesimi di euro a fronte di quattro mesi di lavoro, a riprova di come il nuovo algoritmo introdotto il 31 maggio fosse congegnato per neutralizzare ogni incremento economico”.
Bourrai sottolinea come i “3 euro a consegna e i 14 euro orari si sono rivelati un tetto massimo mascherato da minimo garantito. Non si tratta di errori tecnici, ma di un impianto contabile studiato per comprimere le paghe ed eludere i parametri del ‘salario giusto'”.
Nel suo parere, il pm Storari ha ribadito che, in base alla Legge 112/2026, per chi è sottoposto a direzione e controllo scatta la presunzione di lavoro subordinato. Per questo ha sollecitato il tribunale a far cessare l’illegalità applicando contratti coerenti e retribuzioni piene.
Glovo ha già fatto sapere di ritenere insostenibile una regolarizzazione su larga scala, agitando lo spettro dell’abbandono del mercato e della perdita del lavoro per decine di migliaia di persone.
NIdiL CGIL Bergamo rifiuta con fermezza tale prospettiva. “Non accettiamo ricatti occupazionali”, ribadisce Ayman Bourrai. “Un modello di business che si regge esclusivamente sullo sfruttamento, sul taglio artificiale delle ore lavorate e sull’evasione contributiva non è impresa, è illegalità mascherata da innovazione. Se per restare sul mercato un’azienda deve negare il giusto compenso e i diritti basilari sanciti dalla Costituzione e dai contratti nazionali, significa che quel modello economico non è sostenibile né tollerabile. E su questo non siamo disposti a scendere a compromessi”.
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