Settimana Santa, in Val Gandino tornano il Talacimanno e la Cruca

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I riti della Settimana Santa rappresentano uno dei momenti più significativi per i cristiani in tutto il mondo e, in Val Gandino, assumono una forma particolare in cui si intrecciano liturgia, tradizioni secolari e partecipazione popolare, creando eventi che da generazioni rafforzano il senso di comunità. Tra le usanze più antiche e sentite spicca quella del “Talacimanno di Gandino”. Questa pratica (seguita anche a Cirano, Barzizza e Cazzano S.Andrea) prende avvio subito dopo la messa in Coena Domini del Giovedì Santo, quando le campane della Basilica cessano di suonare fino alla Veglia del Sabato Santo. A sostituirle intervengono alcuni volontari che, per due giorni, richiamano i fedeli dalla cima del campanile utilizzando la “tola”, una tavola di legno dotata di doppio battente, accompagnata dalle urla di colui che viene chiamato Talacimanno. La tola viene agitata in rotazione con vigore, fermandosi a ogni lato del campanile, mentre la voce proclama “Ave Maria”, “Pater”, “Funziù” e “Via Crucis”, annunciando i diversi momenti della giornata e le celebrazioni.
Dai 73 metri d’altezza del campanile della Basilica, questa pratica richiama alla mente la figura dei muezzin osservati probabilmente dai mercanti di pannilana gandinesi sui minareti orientali. Il termine “Talacimanno”, infatti, fu utilizzato da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso per indicare proprio i muezzin. L’opera, composta da 46 canti in ottave e pubblicata per la prima volta nel 1516, racconta le vicende di Orlando sullo sfondo della vittoria dei cristiani contro i Saraceni. Nel canto XVIII, settima ottava, si legge: “…un muover d’arme, un correr di persone, e di talacimanni un gridar d’alto, e di tamburi un suon misto e di trombe il mondo assorda, e ’l ciel par ne ribombe”.
Da questa suggestione è nato nel 2023 un cortometraggio realizzato da Paolo Colleoni, premiato nello stesso anno con il Campanile d’Argento al Sacrae Scenae Ardesio Film Festival. Il film è disponibile online sul sito www.lecinqueterredellavalgandino.it. Anche quest’anno saliranno sul campanile Fulvio Masinari, nel ruolo di Talacimanno, e Celestino Caccia, incaricato della tola, che da anni custodiscono e tramandano questa tradizione.
Accanto a questa pratica, resta viva anche l’usanza della “Cruca”, preparata durante la Quaresima, in particolare il Venerdì Santo, dai fornai di Gandino. Si tratta di una ricetta nata probabilmente dall’incontro con culture, diverse portate dai mercanti tessili. Come scriveva Antonio Tiraboschi nel 1873 nel suo “Vocabolario dei dialetti bergamaschi”, è una preparazione a base di farina di frumento, zucchero, uva candita e spezie, fritta nell’olio. Studi successivi, come quelli di Silvia Tropea Montagnosi, evidenziano elementi caratteristici come l’uso della cannella (diffusa nell’Europa centrale) e dell’uva di Candia, proveniente dall’omonima località dell’isola di Creta e giunta a Venezia grazie ai traffici commerciali con cui i gandinesi erano in costante contatto. La Cruca viene prodotta per tutto il periodo quaresimale da “La Spiga d’Oro” Anesa in viale Rimembranze, Panificio Picinali in via IV Novembre e Panificio Persico in via Papa Giovanni XXIII. Il momento forte per il consumo della “Cruca” è quello tra il Venerdì e il Sabato Santo, quando nelle case di Gandino questo dolce tradizionale è considerato immancabile.

Cruca 2026
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