In 10mila da tutta Italia per difendere il vero Made in Italy. Dalla Bergamasca una folta delegazione guidata dal presidente Gabriele Borella e dal direttore Erminia Comencini.
Una mobilitazione imponente, con oltre diecimila agricoltori giunti al Brennero da ogni regione, sottolinea l’importanza dell’origine dei prodotti agroalimentari. Al centro della protesta organizzata da Coldiretti c’è la richiesta di modificare la normativa europea sull’“ultima trasformazione sostanziale”, ritenuta responsabile di una perdita stimata in circa 20 miliardi di euro per il settore agricolo italiano.
“L’attuale sistema – spiega il presidente di Coldiretti Bergamo Gabriele Borella – consente di attribuire l’origine italiana a prodotti realizzati con materie prime straniere, generando distorsioni di mercato e penalizzando le imprese nazionali. Una revisione della norma rappresenterebbe un sostegno concreto in una fase particolarmente delicata, segnata dall’aumento dei costi di energia, carburanti e fertilizzanti e dalle difficoltà negli approvvigionamenti legate alle tensioni internazionali. Nelle scorse settimane abbiamo invitato anche i sindaci bergamaschi a sostenerci approvando una specifica delibera”.
“Quella del Brennero è una tappa simbolica e concreta della nostra azione – continua Borella – perché qui si misura ogni giorno il fenomeno del falso Made in Italy. Le attuali regole permettono di “italianizzare” prodotti che non lo sono, con effetti negativi sia per chi produce sia per chi acquista”.
In occasione della mobilitazione al Brennero, Coldiretti ha allestito anche un tavolo simbolico per denunciare gli effetti distorsivi della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di “italianizzare” prodotti esteri con semplici lavorazioni. Un’iniziativa concreta per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero.
“Questo fenomeno – evidenzia il direttore di Coldiretti Bergamo Erminia Comencini- è particolarmente penalizzante per l’ agricoltura bergamasca che è caratterizzata da prodotti grande qualità e tipicità, a partire dal nostro patrimonio caseario con 9 formaggi DOP.
Con il Brennero – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori.Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera”.
“Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – prosegue – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie.“
“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi – spiega il presidente Ettore Prandini – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione. Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore.
La protesta è accompagnata dalla campagna social #nofakeinitaly, con l’obiettivo di rafforzare l’attenzione pubblica sul tema della tutela del vero Made in Italy e della trasparenza alimentare.
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